Diventare mamma per la seconda volta. Ecco come cambia, secondo me, il nostro atteggiamento in merito agli step di crescita.

Nel giro di due anni esatti sono diventata mamma due volte.
Non essendo passato molto tempo tra una e l’altra, ho notato differenze sostanziali nel mio atteggiamento rispetto la crescita delle bambine.

Ho così deciso di fare un piccolo bilancio personale dei primi 6 mesi da mamma bis.

Si dice che il primo figlio sia dell’incoscienza e il secondo figlio della consapevolezza.

La vita da tre a quattro cambia, e anche parecchio, prossimamente vi racconterò la nostra esperienza, che è quello che succede a grandi linee in tutti i casi.

Noi abbiamo deciso consapevolmente di avere la seconda. E mi verrebbe quasi da dire: la prima figlia è “ansia da prestazione”, la seconda figlia è “oddio già”.

Si, perché quando nasce il tuo primo figlio non sai a cosa vai incontro. Non sai cosa ti aspetta e non sai come sarà, sai solo che nella crescita dovrà fare certi step.

Una volta nato ti rendi conto che, inconsciamente, cresce in noi anche una certa ansia da prestazione. Ovviamente ormai sarai circondata da mamme con figli e non vedrai l’ora di dire, mia figlia ha iniziato a fare i versetti, si gira a pancia sotto, sto svezzando mia figlia, mia figlia parla, mia figlia gattona, mia figlia cammina, mia figlia fa i salti mortali, mia figlia parla dieci lingue…… Perchè, diciamocelo, se non fa tutto come ce lo siamo immaginato e programmato noi nella nostra mente, pensiamo subito che c’è qualcosa che non va.

Non vedere l’ora che cresca per vedere cosa succede, come si comporta nelle varie tappe della sua vita, e non averne mai abbastanza. E, che vogliate ammetterlo o no, questo succede con il primo foglio!! Eccome se succede!!!

Oggi che Camilla compie 6 mesi, ho deciso di fare un primo bilancio da mamma di 2.

Mi ricordo con Ludovica, la mia prima figlia. Una bambina pacifica, tranquilla e dormigliona, (quando si è svegliata ha recuperato tutto però!!!), andavamo in giro e dormiva sempre. Dormiva delle giornate intere e si svegliava solo per mangiare, e io volevo che stesse sveglia che interagisse, che “fosse di compagnia”.

In braccio non ci voleva stare, si contorceva tutta perché stava scomoda, e io che avrei voluto tenerla in braccio e stringerla a me per delle ore. Sentire il suo respiro tra le mie braccia, coccolarla.

Non si girava a pancia sotto e mi ricordo che stavo delle mezz’ore, tra giochi e aiuti, a farla “esercitare” per girarsi a pancia sotto da sola.

La lallazione, con calma!, lei ti guardava, rideva, ed era serena e felice.

Non vedevo l’ora di darle il fruttino e di svezzarla, praticamente manco era nata che già chiedevo al pediatra quando si inizia a dare il fruttino e le minestrine. Quando, ai 4 mesi, mi aveva detto che avrei potuto iniziare a darle mezzo fruttino per abituarla al gusto ero felicissima.

Hai talmente tanta voglia di vedere come tuo figlio sta crescendo e reagendo ai vari step della vita che, più che su di lui, sei focalizzata sul ”cosa ci sarà dopo” rischiando di non goderti a pieno il momento.

Poi è arrivata Camilla, la mia seconda figlia. Un uragano in famiglia. Arrivata al compimento dei 2 anni della grande, è stato un bel cambiamento!!! (Ovviamente cercato e desiderato!!!).

Manco è nata che praticamente teneva il collo dritto. Ora, voglio dire, i neonati stanno accartocciati e col collo traballante per dei mesi. Ecco, lei no, e da lì avremmo dovuto capire molto.

Lei voleva stare in braccio, eccome se ci voleva stare, voleva essere partecipe e presente nella vita di famiglia. Voleva stare dove stavamo noi e voleva stare alla nostra altezza.
Per carità, benissimo e bellissimo, ma quando hai la 2enne??? che ti chiama costantemente che vuole il vasino perché la stai spannolinando. O perché ha fame e le devi dare da mangiare. O solo perché vuole la tua attenzione perché in fondo qualcuno le sta rubando la mamma. Ecco, forse tutta la poesia dello stare in braccio svanisce.
Le coccole sulla schiena, il cuore a cuore, il rumore del suo respiro, diventano 6kg da gestire tra un braccio e l’altro tra le altre cinquemila cose da fare.

E poi nel momento che la posi per terra o sul lettone, perché tanto sai che non si muove, te la ritrovi a pancia in giù. E lì capisci che sta crescendo. Sta crescendo velocemente. Gli step per i quali avevi tanta fretta col primo figlio, col secondo ti sembra ti stiano sfuggendo di mano.
Ma in realtà te li stai godendo di più.

Con il secondo figlio hai acquisito consapevolezza e hai finalmente fatto tuo il concetto che ogni bambino è diverso. Ogni bambino ha i suoi tempi. Ogni bambino è a se e non bisogna avere fretta perché tutti arrivano dove devono arrivare.

I suoi primi “gargarismi” e la sua prima lallazione diventano così una nuova musica per le tue orecchie, anche te con lei scopri la sua voce. Lei si diverte ad emettere suoni e tu a risponderle.
Sai che quelle sono le vostre prime chiacchierate e i vostri primi discorsi.

Arriva anche il momento dello svezzamento, il giro di boa, come lo chiamo io. Sì, perché per me lo svezzamento è il primo grosso cambiamento nella vita di una mamma e di un neonato. Si chiude un capitolo e se ne apre un altro. Io vedo questo momento come il primo passo per diventare una bambina.

Per Camilla non ho forzato nulla, ho aspettato che me lo dicesse il pediatra. Mi sono presa tutto il tempo possibile e, quando mi ha detto di cominciare, mi sono presa ancora tutta una settimana di tempo. Volevo decidere io quando sarebbe stato il primo giorno. Mi sono goduta la sue prime facce schifate e le sue prime minestre avanzate, (senza la paura che non avesse mangiato abbastanza e oddio cosa sarebbe successo), le sue sbrodolate e le sue manate nella minestra.

Essendo una mamma casalinga sono riuscita a godermi tutte e due le mie figlie e le loro prime volte. Ludovica l’ho vissuta un po’ con l’ansia da prestazione. Doveva fare tutto il prima possibile così potevo vedere cosa ci sarebbe stato dopo. Di Camilla ho vissuto la scoperta e la vera essenza delle prime volte. Mi sono goduta cosa vuol dire veramente essere Mamma e con la mente sono tornata indietro, nei ricordi delle prime volte di Ludovica.

Da 3 a 4 è ripercorrere uno stesso cammino per la seconda volta.
Con la consapevolezza di quello a cui vai incontro.
Ma con l’inconsapevolezza che sarà totalmente diverso.

 

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